“Quattro Leoni e una pecora martire” (film)

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Opinione scritta da: Redazione 17:07:31 18-11-2010

Il satirico e graffiante attore, scrittore, autore inglese, Chris Morris, si cimenta nella sua prima opera cinematografica dopo il personale successo radiofonico e televisivo. Presentato allo statunitense 2010 Sundance Film Festival, con un discreto successo critico, “Quattro Leoni” racconta la storia di quattro uomini, presunti estremisti islamici, nel maldestro tentativo di mettere in atto il loro piano terroristico in una città inglese (Sheffield anche se non menzionata). Il tono del film è chiaro fin dalla scena di apertura, quando i protagonisti sono riuniti in una stanza mentre filmano un video di rivendicazione delle future azioni terroristiche. Impacciati e fuori posto, i quattro protagonisti litigano sul cosa dire. Uno di loro imbraccia un Kalashnikov che sembra un giocattolo, un altro si nasconde la testa coprendosi con una scatola di cartone, nel timore di violare la Legge islamica fissando la propria immagine sul nastro. Fanno parte del gruppo, il rissoso ed avventato Barry (Nigel Lindsay), inglese convertito all’islam; Faisal (Adeel Akhtar), uomo triste che parla poco e passa il tempo ad addestrare un corvo kamikaze; Waj (Kayvan Novak), un po’ fuori di testa, lo stupido del gruppo e Omar (Riz Ahmed), agente di sicurezza di un centro commerciale, leader del gruppo e determinato a condurre i suoi fratelli musulmani al martirio. Al gruppo si aggiungerà poi un quinto uomo arruolato da Barry, Hassan (Asher Ali), che difende l’islam a suon di pezzi rap. Chris Morris porta avanti bene la commedia inserendo gags simpatiche e situazioni alquanto originali. Si muove con cautela ed ironicamente tra le due facce del mondo islamico: quella della moschea e del rispetto della Legge islamica, e quella del fanatismo, del martirio, della necessaria preparazione mentale del jihadista. Il tutto senza mai risultare veramente offensivo dell’Islam e senza sottrarsi nel prendere in giro le abitudini inglesi e le stesse forze di polizia britanniche. Quando uno del gruppo salta in aria trasportando del materiale esplosivo dopo essere inciampato su di una pecora (esplodendo e divenendo anch’essa, insieme allo sfortunato, una martire della jihad), la forza e lo spirito dei “quattro leoni” rimasti sembrano vacillare all’avvicinarsi del fatidico ultimo sacrificio. Proseguendo verso il finale, letteralmente esplosivo, Morris innesca nello spettatore forse la vera riflessione sapientemente nascosta dal velo satirico: l’assurdità di un sistema che cerca di trasformare vuote pecorelle in leoni imbottiti di esplosivo. E alla fine, travestiti con costumi carnevaleschi, pronti a farsi esplodere durante una maratona benefica, i nostri protagonisti più che coraggiosi assassini sono tutti come Waj: dei confusi e spaventati giovani uomini.

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