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Opinione scritta da: god 9:37:05 22-12-2010
Quando in casa è arrivato Miki non ci sembrava vero: dopo un lungo peregrinare siamo diventati a tutti gli effetti mamma e papà. La prima volta che lo abbiamo incontrato in orfanatrofio aveva 4 anni: era gioioso e birbante e giocava a battaglia di palle neve con i suoi amici nel cortile dell’istituto. Abbiamo subito capito che era già nostro figlio, con un legame spaventosamente simile al più vivido dei sentimenti.
Prima che dalla Russia venisse ad abitare definitivamente con noi ci sono stati tre incontri e Miki era sempre contento e allegro nel vederci.
Quando è arrivato qui a Roma a casa nostra aveva da poco compiuto 5 anni, e aveva già imparato, grazie ad una maestra russa, i primi rudimenti della nostra lingua. Le prime settimane sono state meravigliose, ogni piccola cosa per Miki era una scoperta sensazionale, anche l’interruttore della luce, una cosa banalissima per noi, per lui invece rapprensentava una sorta di piccola magia.
Poi le cose sono cominciate a cambiare e quello è stato decismente il periodo peggiore della mia vita: il mio bimbo si era chiuso in sè stesso, parlava sempre dei suoi amici dell’istituto, e ogni tanto diceva che presto al sua maestra (quella russa) sarebbe venuto a prenderlo per portarlo di nuovo a giocare con le palle di neve. Io e mio marito abbiamo cercato in tutti i modi di non farcene una colpa, che non eravamo dei cattivi genitori, ma che d’altronde Miki era un bambino che soffriva praticamente da sempre, e che ora si catapultava in una vita, una città e un paese che non erano i suoi. A volte parlava anche della sua mamma, di cui aveva qualche lontana reminescenza, ma come l’angelo cha non era affatto stata.
Mio marito, più forte di me, era quello che meglio gestiva la situazione, mentre il mio cuore si spezzava sentendolo parlare solo in russo, una lingua di cui capivo solo pochissime parole, e vedermi urlata in faccia che “Io non mi chiamo Miki, mi chiamo Mihai!”.
Il percorso è stato decisamente lungo e faticoso, ma grazie ad uno psicoterapeuta infantile, siamo riusciti tutti e tre a essere una famiglia felice.
Oggi Miki è il bambino gioioso e monello che conoscemmo quella fredda mattina di febbraio in quel triste istituto, i suoi occhi adesso sono vivi e non più velati di tristezza. Oggi ha 10 anni ed è la cosa più bella che la vita mi abbia concesso, auguro a tutti di avere gioie così infinite e grandi nella propria vita, e nessuna gioia si gode con maggior vittoria di quella sofferta e desiderata: adottare un bambino grande è un atto di amore immenso, che deve essere fatto senza paure; i problemi nella vita sono all’ordine del giorno per qualunque cosa, ma un figlio, uno che ti chiama mamma e ti scioglie l’anima, non è un problema, ma un amore e una vita da difendere. Per sempre.
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Vantaggi: Le prime settimane sono state meravigliose , Oggi Miki è il bambino gioioso e monello che conoscemmo
Svantaggi: non è cosa sempice adottare un bambino
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Tag: adozione bambini adottati situazione famigliare
Categoria: varie
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gesto da apprezzare
non tutti se lo possono permettere e non tutti la pensano uguale 

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